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Mokṣa
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mwbamwbqMokṣa (mwbgdevanagari: मोक्ष), sostantivo maschile della mwbwlingua sanscrita dal significato di "liberazione", "affrancamento", "emancipazione", "mwcasalvezza".cite-ref-1[1] mwdqMokṣa è uno dei cardini delle dottrine mwdgreligiose e mwdwspirituali dell'mweaIndia, comune a tutte le correnti e tradizioni dell'mweqinduismo, al mweggiainismo, al mwewsikhismo, e affine al mwfamwfqnirvāṇa del mwfgbuddhismo. La liberazione, variamente interpretata e diversamente conseguibile a seconda del contesto, è principalmente intesa come salvezza dal ciclo delle rinascite (mwfwmwgasaṃsāra), ma anche quale conseguimento di una condizione spirituale superiore.
Contents
• Note
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Mokṣa nelle Scuole di Pensiero induiste
Nelle tradizioni dell'induismo sono fondamentali i concetti di mwhqātman e mwhgbrahman. Un errore frequente è quello di considerare questi due concetti (entrambi definiti come “Sé”) un'entità monista comune, un qualcosa che possiede una personalità o degli attributi. Le Scritture induiste come le mwhwmwiaUpaniṣad e la mwiqmwigBhagavad Gita (e specialmente la scuola di pensiero non-duale mwiwAdvaita Vedānta), affermano che il Sé si trova al di là dell'essere e del non-essere, oltre qualsiasi senso di tangibilità o comprensione.
mwjqMokṣa è considerato il finale e definitivo abbandono della concezione materiale e mondana dell'ego, la perdita del legame della dualità, e il ristabilimento della propria natura fondamentale, sebbene tale natura sia vista come ineffabile e al di là del sensibile.
Ci sono quattro tipi basilari di mwjwYoga (qui inteso come via per raggiungere l'unione con la divinità) per ottenere il mwkamokṣa, la liberazione:
• mwkwKarma Yoga - la via dell'azione;
• mwlqBhakti Yoga - la via dell'amore e della mwlgdevozione;
• mwmaJñāna Yoga - la via della conoscenza e del discernimento assoluto;
• mwmwRaja Yoga - la via “regale” della padronanza di sé e del controllo della mente.
Le differenti Scuole di Pensiero induiste (le mwnqdarshana) danno più enfasi a certi metodi rispetto ad altri; alcune tra le più famose sono le pratiche yogiche e mwngtantriche sviluppatesi nell'Induismo. Al giorno d'oggi, le due maggiori scuole di pensiero sono l'mwnwAdvaita Vedānta e la mwoamwoqbhakti.
La filosofia della mwowbhakti' vede il Sé come un dio, più spesso una concezione personificata e mwpamonoteistica di mwpqVisnù, mwpgShiva o della mwpwDea. Al contrario della tradizione mwqaabramica, questo monoteismo non impedisce ad un induista di adorare altri aspetti della divinità, o esseri celesti o maestri, poiché essi sono tutti visti come emanazioni della stessa sorgente. Comunque, è importante notare che la mwqqBhagavad Gita condanna l'adorazione di entità semi-divine, poiché se da un lato questo tipo di adorazione porta benefici e piaceri di ordine materiale e spirituale, esso non aiuta a conseguire la salvezza. Il concetto è quello della mwqgdissoluzione di sé nell'amore, dal momento che la mwqwreale natura dell'essere si manifesta come amore (mwraprema). Immergendosi interamente nell'amore della divinità, il mwrqmwrgkārma (a prescindere se buono o cattivo) dell'individuo viene dissolto, e la verità (mwrwsathya) è presto conosciuta e sperimentata.
Il mwsqVedānta si ritrova diviso in tre correnti, sebbene le scuole del dualismo e del dualismo qualificato siano principalmente associate con la linea di pensiero della mwsgbhakti. La più famosa oggi tra queste scuole è l'Advaita Vedānta, una prospettiva non-duale (nessuna separazione tra l'individuale e l'universale, divinità); essa si basa sulle mwswmwtaUpaniṣad, sul mwtqmwtgVedānta Sutra e sugli insegnamenti del suo fondatore putativo, mwtwAdi Shankara. È importante sottolineare che l'Advaita Vedānta mwuanon esclude, ma comprende e trascende la mwuqbhakti; questa filosofia afferma che attraverso il discernimento tra reale ed irreale, l'intensa mwugmeditazione e la sincera mwuwdevozione a Dio, il mwvasadhaka (aspirante/praticante spirituale) dovrebbe, così come si pela una cipolla, rimuovere il mwvqvelo di Maya (illusione) della manifestazione duale, per realizzare dentro di sé l'unità di Ātman e Brahman, e comprendere la natura del Non-manifesto, senza attributi, che paradossalmente è al tempo stesso Essere e Non-essere, immanente e trascendente, tutto e nulla, al di là di qualsiasi descrizione.
Mokṣa tra Induismo e Buddhismo
Nell'Advaita, i concetti di mwwqmokṣa e di mwwgmwwwnirvāṇa mwxabuddhista non sono così disuniti da considerarsi incomparabili. Anzi, c'è molta somiglianza nelle rispettive concezioni di “coscienza” ed ottenimento dell'illuminazione. Per gli Advaita, la verità ultima non è una singola Entità Divina di per sé stessa, ma piuttosto un qualcosa che essenzialmente è privo di manifestazione; e questo, per molti Advaita, viene visto come una integrazione (anziché una negazione) della mwxqvacuità buddhista.
Gli stadi del Moksa
Quattro sono in realtà gli stadi del Moksa: il mwyasalokya, che consiste nel vivere nella stessa regione in cui risiede la divinità venerata; il mwyqsamipya, che consiste nell'essere vicini alla divinità; il mwygsarupya, che consiste nell'ottenere la stessa forma o nel possedere le stesse qualità della divinità e il mwywsayuiya, che consiste nell'identificazione con la divinità.cite-ref-2[2]
Note
cite-note-11. ↑ Vedi: mwdwmweamokSa, mweqspokensanskrit.de.
cite-note-22. ↑ mwfqStefano Piano, mwfgEnciclopedia dello yoga, 6ªmwfw ed., Torino, Promolibri Magnanelli, 2011, p.mwga 207.
Voci correlate
• mwhaBhagavad Gita
• mwhgBrahman
• mwiaDarshana
• mwigInduismo
• mwjaKarma
• mwjgYoga
• mwkaSalvezza (religione)
• mwkgSaṃsāra
Altri progetti
Altri progetti
• Wikiquote
• Wikiquote contiene citazioni sul mokṣa
Collegamenti esterni
• citerefdizionario-di-filosofiamokṣa, in Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009.
• citerefbritannica-com(EN) Patrick Olivelle, moksha, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.